Istituto

L’Istituto di studi e Ricerche Storiche e Sociali Bonaventura Gidoni nasce per organizzare e promuovere lo studio e la ricerca nell’ambito della storia sociale, politica ed economica dell’età contemporanea. Il retroterra ideale e culturale dell’Istituto è l’Antifascismo come richiamo ai valori ideali e morali che hanno alimentato la Resistenza e reso possibile la nascita della Repubblica e della Costituzione.

L’Istituto concentra la propria attività sulla storia degli eventi legati al processo di unità nazionale del nostro Paese, concentrando sull’800 e il ‘900 l’impegno maggiore. Centro delle ricerche e degli studi sono i processi sociali e politici che vedono come protagonisti le classi subalterne e le loro organizzazioni politiche e sindacali.

L’istituto ha come obiettivo la redazione di una rivista che divulghi il risultato delle ricerche storiche e sociali nell’area compresa dalle province di Rovigo, Mantova, Verona e Padova. Si intende recuperare attraverso l’indagine etnografica e la ricerca d’ambiente le tradizioni popolari del nostro territorio nei vari aspetti di costume, folklore e usanze civili e religiose.

Bonaventura Gidoni (Biografia in breve)

Bonaventura Gidoni (Trecenta 11/7/1900 – Stienta 21/03/1979) emigra a Badia Polesine con la madre e le sorelle nel 1908 dopo la morte del padre, impiegato del Dazio.  Con il compimento del 18° anno di età è arruolato e inviato alla scuola sottufficiali di Brescia ma non partecipa a nessun evento bellico a seguito della fine della guerra con l’Austria.

Torna a Badia Polesine – dopo il congedo – nei primi mesi del 1919. Simpatizza per il Partito socialista – che a Badia conquista 17 consiglieri su 20 nelle elezioni amministrative del novembre 1920 – e successivamente diventa uno degli esponenti più attivi dei giovani socialisti. Dopo le minacce e un’aggressione da parte dei fascisti si trasferisce nel 1922 a Milano. Partecipa alle vicende del PSI, e nel ’24, segue il gruppo di Serrati che confluisce nel PCd’I. Assume l’incarico di corriere del Partito usando come copertura il suo impiego di rappresentante di commercio.

Pedinato come sospetto sovversivo viene arrestato a Milano nel 1926. È condannato al termine del cosiddetto “Processone” – così definito per la presenza tra gli imputati di alcuni tra i maggiori dirigenti del Partito comunista come Gramsci, Terracini, Roveda e altri – a 15 anni, 4 mesi e 5 giorni di reclusione. Scarcerato nel ’34, nel ’36 è arrestato e inviato al confino alle Tremiti. Liberato a seguito della caduta del fascismo, torna a Badia nell’agosto del ’43, impegnandosi nell’organizzazione del Partito e nella lotta di liberazione.

Nel dopoguerra fu Segretario della Camera del Lavoro di Badia e Lendinara e Consigliere comunale del Partito comunista italiano per diverse legislature. Affetto da una progressiva cecità si trasferì alla fine degli anni ’70 a Stienta presso i nipoti. Il Consiglio comunale di Badia Polesine gli dedicò la Sala civica di via G. Marconi nel 1979.